Titulo: Suggerimenti per la riforma della LEGGE 153.
Qualsiasi sia l’assetto organizzativo su cui si vuole sviluppare l’intervento scolastico e formativo dello stato italiano all’estero la prima emergenza su cui intervenire, il primo problema da risolvere, è quello della precarietà di funzionamento connessa alla costante incertezza delle risorse finanziarie, ed umane, con cui operare.
È cioè necessario superare il sistema della decretazione annuale delle risorse destinate alle attività scolastiche e formative all’estero, sostituendolo con la pianificazione pluriennale.
Solo così sarebbe possibile da un lato risolvere i problemi nei rapporti con le istituzioni scolastiche dei paesi in cui operiamo e con l’utenza, legati all’incertezza delle risorse e ai ritardi nell’assegnazione delle stesse, dall’altro garantire la razionalità del loro impiego. Nello stesso tempo la possibilità di introdurre una pianificazione pluriennale permetterebbe di de-precarizzare anche le condizioni di lavoro del personale docente e di migliorarne lo status salariale e normativo.
Quanto all’assetto organizzativo, secondo l’esperienza di questi ultimi anni indica come sia ormai urgente riordinare il sistema ibrido di intervento pubblico-privato che si è consolidato in questi anni. In particolare nella gestione dei corsi di Lingua e Cultura è necessario superare il sistema bifronte, che vede una separazione delle responsabilità didattiche e gestionali. Lo schema su cui questo assetto – al di là dell’emergenza finanziaria - era stato pensato, ovvero l’idea secondo cui la compresenza di docenti MAE unitamente a insegnanti nominati dagli enti gestori in ambito locale, dovrebbe permettere la completezza dell’offerta formativa, partendo dall’assunto che questa garantirebbe sia il rapporto con l’evoluzione del nostro paese (di cui dovrebbero essere portatori i docenti provenienti dall’Italia), sia l’integrazione nella realtà locale (di cui dovrebbero essere mediatori i docenti assunti localmente), mostra tutti i suoi limiti.
A fronte dell’evoluzione anagrafica e delle trasformazioni socio – culturali avvenute negli ultimi vent´anni nelle nostre comunità (le nuove generazioni che accedono ai corsi di lingua e cultura sono nate e cresciute all’estero, parlano con sufficiente competenza, e spesso come prima lingua, gli idiomi locali ed hanno pienamente acquisito usi e costumi del luogo), non più tese al rientro ma ormai stabili ed integrate, non è più possibile percepire l’intervento scolastico e formativo all’estero, come un’estensione del sistema scolastico italiano. I corsi sono rivolti sempre di più ad pubblico per cui l’apprendimento della lingua italiana richiede metodologie proprie dell’insegnamento e apposite modalità di certificazione. In secondo luogo, nel tempo ha acquisito un’importanza crescente il rapporto con il contesto scolastico e culturale locale, che è garantito dal personale assunto in loco, dagli enti gestori e dai comitati genitori. Al terzo punto si indica l’aumento delle consistenti difficoltà a reclutare personale docente di ruolo da impiegare in alcune aree linguistiche, in particolare in quelle germanofone.
Luigi Molossi – Cons. COMITES PR/SC